In quella succursale del bar di Guerre Stellari che è la nostra Chinatown mancano giusto l'omino con le antenne e il nanetto proboscidato, ma la batteria di freaks che lì ha messo dimora è una certezza, anzi qualcuno di loro non dovrebbe proprio uscirne mai.
Acume ad esempio è temutissimo da tutti i possessori di cani in seguito alla sua ultima impresa, ovvero uscire da un parcheggio in retromarcia e stirare un bassotto tenuto al guinzaglio dal padrone. Alle urla lancinanti di quest'ultimo, pare che Acume non abbia fatto altro che abbassare il finestrino: "Oh, mi dispiace. Adesso scusi, ma sono in ritardo" ripartendo in sgommata completando l'opera e lasciando il pover'uomo a scollare il bassotto dall'asfalto.
Lo interrogo sull'argomento durante una partita del Bologna.
"Guardare prima di uscire dal parcheggio no, eh?" gli dico.
"Oh, pure tu con questa storia. Non è che posso avere occhi dappertutto. Non l'ho visto, tutto qua! In più non capisco a cosa servano quei guinzagli così lunghi"
"Ti rendi conto che sei a rischio denuncia?"
"Stai scherzando? Non l'ho visto, ti dico. Che colpa ne ho se quell'uomo se ne va in giro con un cane così basso? Piuttosto dimmi, il Bologna è quello in bianco, vero?"
Alla mia destra c'è Orione, vinosamente rallentato e con la voce già impastata, ma coi capelli perfettamente modellati a calotta dal solito chilo di gel (solo una volta, anni fa, uscì senza gel nei capelli. Aveva una chioma così vaporosa da renderlo quasi irriconoscibile. Ne fummo scioccati e lo spedimmo immediatamente a casa a rimediare). Oggi se la prende un po' con tutti motivando la penosa prestazione dei rossoblù adducendo ragioni astrologico-cabalistiche e facendo l'elenco di tutti quelli che a suo parere sono noti jettatori: praticamente tutto il bar.
Uno dei suoi bersagli preferiti è il Muto, reo di "non farsi capire". E dire che ce la mette tutta, tra schiocchi di lingua, soffi, pugni sbattuti sul tavolo e i soliti cartellini immaginari estratti dal taschino.
L'umore della truppa è davvero in ribasso a causa di una squadra inguardabile, e il nervosismo striscia al punto da far scoppiare una rissa tra due ultraottuagenari: "A t'aspet fora!" (*) urla uno all'altro, e davvero se ne va fuori, lentamente, molto lentamente, ad aspettarlo. Dopo un momento di comprensibile choc ("ma fanno sul serio?") la frase comincia a diventare un tormentone - che qualunque cosa è meglio di questa partita - ed è tutto un "A t'aspet fora!" che rimbalza da uno all'altro degli avventori. E verrebbe voglia di vederlo davvero, questo inedito incontro di pugilato al rallentatore, non fosse che il primo vecchietto non solo è uscito dal bar, ma se ne è andato proprio a casa.
E mentre il Bologna affonda, nella confusione generale, tra gli schiocchi del Muto, le contumelie di Orione e le domande esistenziali di Acume, penso che quel vecchietto sia l'unico ad aver fatto la scelta giusta.
(*): Ti aspetto fuori